Il banchiere anarchico
di Fernando Pessoa
Un paradosso ha valore solo quando non lo è. (Fernando Pessoa)
“Avevamo finito di cenare. Davanti a me il mio amico, il banchiere, grande commerciante e monopolista ragguardevole, fumava … Sorridendo, mi rivolsi a lui. «Pensi: alcuni giorni fa mi hanno detto che lei un tempo è stato anarchico…». «Non è che lo sia stato: lo sono stato e lo sono. Non sono cambiato a questo riguardo. Sono anarchico». «Questa è buona! Lei anarchico! E in che cosa lei è anarchico?… A meno che non voglia attribuire alla parola un senso differente…».
«Dal comune? No, non glielo attribuisco. Uso la parola nel senso comune».
Così comincia Il banchiere anarchico, racconto di Fernando Pessoa pubblicato per la prima volta sulla rivista “Contemporanea” nel maggio del 1922. Si tratta del resoconto di un colloquio tra due uomini, al ristorante, a fine cena. … un dialogo platonico… Il banchiere, tra un sigaro e l’altro, racconta a uno stupefatto interlocutore perché sia sempre stato e ancora sia, anarchico. Espone il cammino che lo ha portato a realizzare il suo ideale agendo “apparentemente” in maniera opposta a quanto l’anarchismo detta. Questo, sinteticamente, il senso del dialogo. Al bando le false verità, le apparenze, nella ricerca dell’intima essenza delle cose, nascosta appunto sotto il velo dell’apparenza…
Fernando Antonio Nogueira Pessoa nasce a Lisbona nel 1888. Orfano di padre all’età di sette anni, segue la madre, che ha sposato in seconde nozze un diplomatico in Sudafrica. Dopo gli studi all’Universilà di Città del Capo rientra a Lisbona nel 1905. Impiegato come corrispondente commerciale, inizia a scrivere poesie e svolge un’intensa attività culturale attraverso circoli letterari e riviste. Ma in vita non pubblica che una parte insignificante della propria opera. Muore a Lisbona nel 1935. Tra le opere principali: Il libro dell’inquietudine, II poeta è un fingitore, Una sola moltitudine, Poesie esoteriche.
Adattamento e Regia
Marina Spreafico
Con
Mario Ficarazzo, Vanessa Korn, Mattia Maffezzoli
Spazio scenico
Massimo Scheurer
Oggetti
Ambra Rinaldo
Costumi
Giulia Bonaldi
Sonorizzazione musicale
Walter Prati
Video
Ino Lucia
Luci
Piera Rossi
Assistenti alla regia
Giovanni Di Piano, Lorena Nocera
Assistenza tecnica
Christian Laface