Diffidate dalle parole

di Jean Tardieu

Jean Tardieu (1905-1995) è una delle figure più sorprendenti del novecento francese: pupillo di Martin du Gard e Gide, amico di Queneau e Ionesco, Ungaretti e Vittorini, fu poeta, drammaturgo e prosatore ma anche traduttore di Hölderlin e Goethe. Autore classico ai tempi dell’Assurdo, Tardieu perseguì una ricerca originale che nella padronanza del linguaggio in tutte le sue gamme, dalla lirica al divertissement, ci conduce con passo fermo e bonario oltre gli orizzonti del nonsenso.

Le sue brevi pièces sono state più volte citate da Ionesco – in ‘Note e contronote’ e ne ‘La ricerca intermittente’ – che le ha definite ‘ironicamente tragiche’, lamentando che non fossero sufficientemente conosciute.

Il nostro spettacolo riunisce tre brevi commedie, Lo sportello, forse la più nota delle pièces di Tardieu, Finite le vostre frasi!, Di che si tratta?, più alcuni brani tratti da scritti vari, la poesia ‘Anche se’… e finisce con una poesia-testamento di commovente bellezza, ‘L’homme qui’.

Le pièces partono tutte da una situazione quotidiana, rispettivamente un rapporto burocratico, l’incontro tra due vecchi amanti, una causa in tribunale. Ma senza accorgerci veniamo trascinati in un mondo universale in cui affiora la poesia e prendono corpo le eterne domande inevase sulla vita. Presente, ricordi, pensieri alti e bassi si intersecano e trovano il loro spazio in un tempo brevissimo. Il proprio della poesia.

Il titolo “Diffidate dalle parole”, scelto dalla traduttrice per la nuova edizione delle opere di Tardieu per Lemma Press, ben rende il pensiero dell’autore che della parola, del suo rovesciarsi di senso e della sua ambigua vita semantica ha fatto il cuore di un lungo e appassionato lavoro. Ci invita, l’autore, a non sorvolare sul significato delle parole, a non perdere di vista il loro ancoramento nel reale e a coglierne sempre la risonanza poetica.

Il Teatro Arsenale ripropone, come di frequente, un autore poco noto – assente dalle scene italiane da molti anni – che ha la qualità di un classico e quindi è sempre un contemporaneo.

 

traduzione
Federica Locatelli

adattamento e regia
Marina Spreafico

con
Isabella Bert Sambo, Giovanni Di Piano, Mario Ficarazzo, Claudia Lawrence

scene  e dipinti 
Ambra Rinaldo

costumi
Lella Diaz

ambientazione sonora
Walter Prati

disegno luci
Christian Laface

assistente alle luci
Martino Minzoni

assistente ai costumi
Alessia Donnini

macchinista
Claudio Cerra

si ringraziano la Sartoria Brancato e Michele Lamarca di Allevoltespazio