ARSENALE TEATRO

L’Arsenale è un mondo, o un sogno, tutto dedicato all’arte teatrale nelle sue varie declinazioni. Insegnamento, spettacoli, esplorazione di nuove forme, teatro e architettura, teatro e musica, performance, produzioni autonome e commissioni, libri e altre forme si alternano in un continuo flusso di scoperta e approfondimento dell’arte del teatro e delle sue derive.

L’Arsenale è dunque un luogo e un insieme di persone proteiformi, dove l’arte del teatro e le sue multiple declinazioni non sono catalogabili né distinguibili in discipline diverse, come vorrebbero molte scuole o tentativi del pensiero organizzativo. L’atto creativo è per sua natura all’origine della forma che prenderà, e le forme, una volta catalogate, sono già a rischio di morte. Per questo l’Arsenale è prima di tutto una scuola.

L’Arsenale rifiuta il ruolo di spettacolificio. E rifiuta il meccanismo che vi si accompagna, quella specie di coazione a ripetere che si può riassumere nella seguente domanda: cosa state preparando adesso? o, familiarmente, che cosa bolle in pentola? Come se fossimo uno scaffale del supermarket che deve continuamente rinnovare l’offerta di prodotti, mentre l’atto creativo, frutto di studio e immaginazione, è maggiormente anarchico anche se di certo non nego il ruolo fondamentale della commissione. Ma bisogna fare i dovuti distinguo. Che cosa bolle in pentola? Molto, anche troppo, perché la fantasia è un motore difficile da fermare, ma dal dire al fare… ci sono di mezzo parecchi aspetti concreti, denaro, pubbliche relazioni, bandi, formulari, leggi e regolamenti…

Quando entri è tutto nero. Ma non è piatto. Archi, finestre, lesene, gradini. Sono entrato più di dieci anni fa. All’inizio era nero; poi neutro. Ora è solo l’Arsenale. Il primo rapporto l’ho stabilito col luogo, anzi il luogo lo ha stabilito con me. Poi sono arrivate le persone, i collaboratori, gli amici. L’Arsenale per me è stata una scuola, uno spazio per poter sperimentare, per lavorare artigianalmente.
Entrate! Fermatevi a guardare, a sentire. È impregnato delle gocce di sudore e dei successi dei tanti studenti che continuo a conoscere e ad apprezzare, delle fatiche e degli accenti degli attori con cui ho lavorato e da cui ho imparato, degli odori dei mille materiali usati, dei tanti personaggi che sono stati con me in questi dieci anni.
L’Arsenale è in movimento. E in questo viaggio portiamo con noi tutto ciò che c’è stato e che siamo stati. Perché qui, in questa piccola scatola nera, nulla si perde: uno dei miei personaggi, prima che entri in scena, dal soppalco a destra, ancora mi guarda.

Giovanni Di Piano

Quando entri è tutto nero. Ma non è piatto. Archi, finestre, lesene, gradini. Sono entrato più di dieci anni fa. All’inizio era nero; poi neutro. Ora è solo l’Arsenale. Il primo rapporto l’ho stabilito col luogo, anzi il luogo lo ha stabilito con me. Poi sono arrivate le persone, i collaboratori, gli amici. L’Arsenale per me è stata una scuola, uno spazio per poter sperimentare, per lavorare artigianalmente.
Entrate! Fermatevi a guardare, a sentire. È impregnato delle gocce di sudore e dei successi dei tanti studenti che continuo a conoscere e ad apprezzare, delle fatiche e degli accenti degli attori con cui ho lavorato e da cui ho imparato, degli odori dei mille materiali usati, dei tanti personaggi che sono stati con me in questi dieci anni.
L’Arsenale è in movimento. E in questo viaggio portiamo con noi tutto ciò che c’è stato e che siamo stati. Perché qui, in questa piccola scatola nera, nulla si perde: uno dei miei personaggi, prima che entri in scena, dal soppalco a destra, ancora mi guarda.

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