Nastri risvolti

L’essere indagatore che dal suo osservatorio tenta di scrutare ogni movimento nell’oscurità. Occhi spenti che rantolano nel buio alla ricerca di un’immagine nitida da afferrare. Mosche volanti si manifestano nel corpo vitreo, guizzano come lampi di luce argentea nello spazio; schizzi della mente. Il moto oscillatorio della testa che deposita le labbra sugli occhi ormai dormienti, assopiti con uno schiocco di bacio in un sonno del senso. 

Passi che scandiscono il passaggio di un chi nel tempo, come un metronomo che batte sulla soglia del cuore; beatificatore delle anime smarrite. 

Una fragile luce volteggiante nel nero illumina l’incorporeo catalizzando lo sguardo in un unico punto focale. Miracolosamente un’apparizione: un fascio di luce dà vita ad un volto isolato in una cornice, diaframma tra lo spettatore e lo spazio scenico, mettendone in evidenza i tratti e le ombre. Chi osserva chi? Uno specchio d’umanità riflesso nelle acque profonde della vista. 

Scatto dopo scatto, la luce si fa mutevole cambiando di forme e intensità. Scorre il corpo articolando le sue parti in una danza disperata tra canti di gocce d’acqua e correnti di fiamma sfiatanti. 

L’inseguito e l’inseguitore: lo scatto fotografico dell’occhio umano che tenta di trattenere l’istante ricostruendo la narrazione. Vagabondaggi del pensiero e scorci di scene messe a nudo. Esagerazioni velate; distorsioni e metamorfosi del corpo, cambi di pelle riavvolti in una catasta di ricordi. Nastri riavvolti e gambe scoperte; la casa in montagna e i brividi di tenaglie lanciate a terra. Flusso di congruenza. Poi, fine.

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