Secondi contati

Un palco e un ring su cui si svolge l’incontro della storia dell’umanità: quello dell’accoglienza allo straniero. Dieci secondi separano la tolleranza dal rifiuto, uno sputo di istanti sanguinolenti che rendono giustizia ad una rivoluzione brutale. 

Un Dio che invoca eterni desideri di fratellanza generando opposizioni e oppositori che guardano all’altro come l’altro guarda loro. Combattimenti all’ultimo respiro, un pugno nello stomaco per rivendicare sofferenze per sentito dire e realtà investigate quanto basta. Superficialità del caso. 

Quattro corde che separano lo spazio e ne delimitano i limiti e i confini: la simulazione di un mondo esteso in quattro mura, quelle del teatro. 

Il match sta per iniziare. L’arbitro entra in scena ed osserva silenziosamente il pubblico che vocifera note di tensione nevrotica di chi osa vedere. Qualcuno dice “non capisco perché”; l’incomprensione di un momento che genera domande esistenziali.
È ora: il pugile si prepara a pugni chiusi per attaccare, difendersi e schivare i colpi più duri, quelli dei propri fratelli. Sangue per sangue: occhio per occhio, dente per dente. Il corpo che si espone a spostamenti migratori per sferrare ganci al nemico ed entrare in terre estranee. 

Bruciano le ferite d’odio e piangono quelle d’amore. Col tempo le corde cedono e si aprono le frontiere: si amplificano spazi diversificati e si scagliano colpi di denuncia che fanno riflettere e sperare. 

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