Ora vermiglia

Occhietto bello, suo fratello. Ora si immagini di vedere una porta e, una volta aperta, di ritrovarsi all’interno di una stanza, quella della propria infanzia. Tutto è rimasto com’era: il cavallino peluche che si vedeva diversamente grande su cui si sognavano lunghe cavalcate, i giochi di sempre sparsi per terra. Tutto è intatto ed il tempo non ha lasciato alcuna traccia, nemmeno sui ricordi che riaffiorano vividi e autentici. Un dettaglio che lascia il segno: un rossetto che tingerà i passaggi in scena di rosso vermiglio e accompagnerà le ondulatorie fasi di crescita di una bambina, da ragazza a donna. Un salto a campana in un percorso di accettazione e consapevolezza della propria natura, trasposta in maniera ironica da un quattro donne in scena. 

Orecchietta bella, sua sorella. Ora si immagini di entrare all’interno di una classe in cui la parola adolescenza rimbomba tra le pareti: vortici di cambiamenti e cicloni di emozioni si agitano e tuonano nell’aria. La melagrana giunge alla propria maturità ed ogni seme nascosto al suo interno racchiude caratteri e caratteristiche che arrossiscono e arricchiscono. 

Chiesetta del frate. Ora l’età adulta strizza l’occhio allo spettatore e si fa provocatrice di ingannevoli interpretazioni. Dentro e fuori dall’amore si amplificano i sentimenti più disparati, complicanze collettive che accomunano sesso e sessi. 

Campanello che batte. Din don dan. L’ultimo tocco: la mela granata cambia forma, si ammorbidisce e si graffia di rughe del tempo. Macchia e tinge le labbra stendendo anni di rossetto. L’ora. 

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