Charles Baudelaire, “Per rallegrare la noia delle nostre carceri”

26 Novembre 2021

Marina Spreafico e Giovanni di Piano intervengono al Simposio Internazionale Charles Baudelaire, “Per rallegrare la noia delle nostre carceri” a cura di Federica Locatelli dell’Università della Valle d’Aosta in programma il 2 e 3 dicembre 2021, per tutta la giornata, alla Sala Maria Ida Viglino, Palazzo Regionale

In occasione del bicentenario della nascita del poeta Charles Baudelaire, il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università della Valle d’Aosta dedica un Simposio Internazionale all’artista che, insieme, ha concepito la sua vocazione poetica di “prostituzione” , o anche un dono di sé e le cui emozioni, così poeticamente e così aspramente raccontate al “fratello e compagno”, risuonano, ancora oggi, in un “qui e ora” condiviso tra scrittura e pulsione.

Solo e tuttavia appassionato della folla, Charles Baudelaire ha affrontato l’odio della loggia, l’“orrore della casa”: la vita “cellulare” è descritta come una vera e propria “malattia” da studiare e approfondire. Tutta la sua vita e la sua poetica sono riassunte sia in un desiderio costante e insaziabile di viaggiare, che è molto più di un semplice assaggio di bohémien, sia in un desiderio di chiudersi in una stanza per dare libero sfogo agli arabeschi della creatività e del lavoro . Quest’ultimo appare come l’unico modo per fortificare veramente la mente umana e combattere il tempo e la noia, questa sensazione di stanchezza morale e di fatica associata a un’impressione di vuoto e inutilità (“Niente è uguale nei lunghi giorni zoppi / Quando sotto il pesante fiocchi di neve degli anni nevosi / La noia frutto di cupa curiosità / Prende le proporzioni dell’immortalità”). A questo paradosso se ne aggiungono molte altre nelle contraddizioni di questo poeta, come l’opposizione tra il suo bisogno di solitudine, la sua vita ai margini del sociale, e i sentimenti di simpatia e compassione che lo animano. Possiamo anche riferirci alla tensione tra luoghi fisici chiusi, suggerendo chiusura e soffocamento, da cui si può volare verso i vasti e aperti spazi dell’immaginazione, secondo l’estetica dell'”infinito nel finale”; o, alla malattia fisica e morale del poeta, descritta come un’esperienza intima e privata (Il mio cuore messo a nudo), in connessione con la malattia sociale che si rivela nella corruzione delle menti e del linguaggio, di cui la poesia sarebbe il sintomo (“musa malata”, “fiori malati”).

Tutte le questioni proposte di seguito, così come il titolo del Simposio, si prestano sia a una rilettura dell’opera letteraria del poeta sia ai suoi testi teorici e critici, affrontati da prospettive stilistiche o estetiche. Un’attenzione particolare è rivolta a questi temi che sono alla base della poetica e dell’antropologia baudelaireiane e che hanno anche una valenza specifica nel contesto attuale (post Covid-19).

«Di solito gli autori si avvicinano e si allontanano da noi», scrive Giovanni Macchia nella sua Introduzione alle opere complete di Charles Baudelaire nell’edizione “Meridiani”, «come barchette di carta che osserviamo, immobili, dalla riva». Nel caso del poeta dei Fiori del Male, la visione sembra sconvolta: “Il mondo sta cambiando […] ma ci accorgiamo che assomiglia sempre di più all’universo terribile e affascinante che il poeta ha fornito, interrogato, sognato, accettare o rifiutare. Baudelaire aveva ragione. Il nostro tempo è diventato sempre più baudelaireiano”.

L’iniziativa è organizzata con il sostegno della Regione Autonoma Valle d’Aosta – Assessorato all’Istruzione, Università, Politiche Giovanili, Affari Europei e Società di Partecipazione Regionale, la Cattedra Senghor della Francofonia, il Centro Studi Bandy Baudelairean – Vanderbilt University, la “Cattolica del Sacro Cuore” dell’Università degli Studi di Milano e la Società Universitaria per lo Studio della Lingua e Letteratura Francese.

Accesso su prenotazione (entro e non oltre lunedì 29 novembre). Necessario “green pass” per l’accesso in sala. Il Simposio sarà inoltre trasmesso in diretta sul canale YouTube dell’Università della Valle d’Aosta.

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