Nel nome di madre

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Orfea probabilmente si chiederebbe: chi sarebbe il padre? Cos’è questo Spirito Santo? Si può avere a piccole dosi? Ma la madre che fine ha fatto? 

Orfea pone in chiave ironica delle questioni che mettono in luce l’autenticità con cui l’essere umano si interroga, esponendole in maniera del tutto spontanea, quasi fanciullesca, ma con assoluto rispetto, evidenziando quanto spesso la mente fallisca nel suo ruolo indagatore.

Ciò che colpisce e rapisce è la semplicità con cui viene narrata la storia di Gesù senza renderlo mera rappresentazione simbolica o idolatrarlo ma, al contrario, portando la sua figura ad un grado di normalità e umanità, spostando l’attenzione sul rapporto tra madre e figlio in un contesto di vissuto quotidiano.

Orfea è una madre premurosa, piena di tenerezza che racconta quanto sia orgogliosa e ami il proprio Gesù; è la madre di tutti i figli, discepola fedele, sempre pronta a seguirlo in ogni dove e incapace di comprendere perché il figlio si cacci sempre nei guai e non si faccia mai gli affari propri. 

L’interminabile e incondizionato amore di una madre tra gli stupori di miracolose metafore di vita e avvenimenti di chissà quale terra lontana. In una scena di altalenanti giochi di luci in chiari e scuri, suoni desertici e atmosfere remote; lo spazio di un tappeto e una cesta di panni bianchi vividi, vivi e morti, posta sul piano orizzontale di una storia senza fine. La risata di un momento e gli occhi lacrimanti; nel nome di chi e nel nome di madre. 

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