Musica Maestro!

Quando la parola perde significato allora subentra il gesto ma, soprattutto, l’azione. 

Venghino Signori, Venghino!

Entra il pubblico: i bambini in prima fila quasi fosse una disposizione regolarizzata. Luci. Silenzio. L’orchestra e il direttore. Stretta di mano, encomiabili doveri. Musica Maestro! 

Lo spettacolo inizia così tra Mozart e corde di archi vibranti; una scena idilliaca rotta dall’entrata di tre attori. Uno sta a due, come due sta a tre. Le prime alterazioni di linguaggio. 

Bastano soltanto degli sguardi per rompere la compostezza della scena; da qui in poi un’orgia di risate e imprevisti. Ecco la natura del clown, a mezz’aria tra l’incapacità di fare e la capacità di fare del suo meglio in maniera straordinaria. 

I ruoli sono chiari e stabiliti: è Veronica il clown bianco che con assoluta autorevolezza cerca di governare Andrea e Lorenzo i quali, nel vano tentativo di assecondare ogni richiesta, lottano contro natura fallendo miseramente e mostrandosi per quello che sono, i due augusto. 

Un trio formidabile con totale padronanza della scena e del movimento: i corpi sfrigolano nell’impellente bisogno di condividere e alimentare ogni sogghigno. Preme l’urgenza del confronto col pubblico per misurare ogni azione, in un eterno gioco di servizio e risposta, scambi tra diritti e rovesci in cui il pubblico si ritrova ad essere un impeccabile avversario. 

Il clown vive e quale miglior musica accompagnatrice se non quella della risata e dell’ilarità. 

Musica Maestro!  

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