Dodici in Decio

Un uomo e un palco. Un uomo e un bastone, un uomo e una treccia, un uomo e un ciuffo indisciplinato, un uomo e un ghigno, un uomo e una sottana. Un uomo e molto altro.

Un uomo è molto altro nell’intermezzo tra sé e personaggio. Oltrepassa spazio tempo del vissuto per accomodarsi in un corpo estraneo, sospeso inevitabilmente tra verità e finzione.

Vive percorrendo strade mai percorse rincorrendo attimi di vita di passanti sconosciuti ma scrupolosamente esaminati. Lo sguardo insaziabile dell’attore, vorace osservatore tormentato dall’inappagabile desiderio di scoperta.

Un uomo, Carlo, che ripercorre la storia di dodici personaggi raccontando l’Otello e vivendolo in prima persona. Nessun oggetto in scena, solo un corpo neutro che si mette a disposizione dei ruoli che andrà ad interpretare; un fantoccio malleabile e manipolabile governato da una mano invisibile che manovra con destrezza e coscienza ogni filo della marionetta.

L’attore entra in scena, lo spettacolo inizia. Sipario.

Ritmi e suoni scandiscono ogni passaggio tra personaggi, restituendo i dettagli dei luoghi attraversati: un vicolo, la luna, la velata e sfuggente Venezia.

Il punto focale di questo strano gioco di intrecci, un semplice fazzoletto che, come tutte le cose più modeste, adorna ed elabora la vicenda garbatamente portandola ad una tragica fine.

Com’è bella la luna stasera. Sipario.

lascia un commento

Il tuo feedback è prezioso. Il tuo indirizzo e-mail non verrà pubblicato.

attendi...