L'histoire de l'ombre de l'âne

d'après Dürrenmatt, mais pas beaucoup

Ouagadougou, Espace Culturel Gambidi / 5, 6 e 7 Ottobre 2018

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Adattata per il teatro (Ouagadougou 2018) a partire da un radiodramma di Dürrenmatt (Der Prozess um des Eseles Shatten, Svizzera 1951) a sua volta ispirato a un romanzo di Wieland (Die Geschichte der Abderiten, Leipzig 1774), L’histoire de l’ombre de l’ȃne racconta una storia emblematica che può appartenere a ogni tempo e luogo.
Eccone in breve il soggetto, così come raccontato dal narratore all’inizio dello spettacolo:
“Nella mitica città di Abdera, in un’epoca molto lontana, si viveva in armonia, felicità e pace, quando improvvisamente il destino decise di tessere una tela ingarbugliata, fatta di imbrogli, intrighi, calunnie e passioni. E questa tela finì per avviluppare la città intera e portarla alla rovina… Come spesso avviene per le grandi storie, anche la nostra iniziò da un fatto banale, addirittura insensato. Tutto cominciò il giorno in cui un cavadenti di nome Struthion…”
A partire da questo momento si avvicenda sotto i nostri occhi una serie scene, a volte comiche, a volte drammatiche che conducono al disastro finale: l’incendio della città. E dire che tutto era partito da un fatto apparentemente assurdo: la rivendicazione di un asinaio che pretende di essere pagato per l’ombra del suo asino…
Recitata da 9 attori e 25 personaggi lo spettacolo, divertente, pieno d’azione e di colpi di scena, è adatto a ogni genere di pubblico e comprensibile anche da parte di chi ignora il francese.
È da tre vie differenti che ho trovato l’ispirazione per questa scelta e per questo spettacolo destinato a un pubblico africano. La prima fonte di ispirazione è stata una frase di Nelson Mandela che mette in evidenza l’importanza del racconto nella cultura africana; la seconda è la storia letteraria della pièce, che attraversa paesi tempi e culture rivelando la sua universalità di fondo, e la terza mi è arrivata da una poesia di Jean Pierre Guingané, fondatore del centro Gambidi di Ouagadougou, che avevo conosciuto ai tempi del mio primo viaggio in Burkina Faso e la cui personalità mi aveva molto colpito. Questa poesia racconta, con altre immagini e parole una storia ben poco diversa dalla nostra.
Infine c’è sempre un motore interiore personale che ci spinge ad agire. In questo caso, e non solamente, una semplice domanda: come avviene che i nostri istinti, i nostri caratteri, le nostre passioni… ci spingono verso un punto di non ritorno, là dove la medaglia si rovescia e mostra l’altra faccia, là dove il comico e il derisorio diventano tragedia… come nelle due maschere del teatro?
Ho cercato – anche questa volta – di porre la domanda, alla ricerca di una risposta.
MS


 

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adattamento e regia Marina Spreafico
con Hafissata Coulibaly, S. Nadine Diounou, Judith Kima, Albertine Koama, L. Gael Mavambu, Fayhisale Nana, Youbi Obana, P. Brice Poda, Tipoko Zongo
scenografia Issa Ouedraogo
costumi Albertine Koama, Hafissata Coulibaly
luci Mohamadi Gouem
assistenti alla regia Ian Gualdani, Stéphane Balouri, Mamadou Soma  

con il contributo di Cooperation Suisse, Scuola Teatro Arsenale, Musical Tha School, Rèseau de diffusion COSDI, Atelier Adaere.bf