La cantatrice calva 2

di Eugène Ionesco

Una serata esilarante con la prima eroina dell'assenza, la famosa Cantatrice calva.

Un classico del teatro, un classico dell'Arsenale, un classico della modernità

Ritorna all'Arsenale l’opera più celebre di Eugène Ionesco, uno dei grandi maestri del teatro francese del novecento, nella versione tradotta e diretta da Marina Spreafico.

La commedia venne rappresentata per la prima volta a Parigi nel maggio 1950: dopo appena venticinque repliche, dovette chiudere per cronica mancanza di spettatori. Nel 1957 fu coraggiosamente ripresa a Parigi dal Théâtre de la Huchette, una delle sale più piccole della città. Da allora è stata rappresentata senza interruzione in tutto il mondo, diventando ad oggi uno dei testi più noti del teatro del novecento.

Come egli stesso ci dice, nel 1948 lonesco cominciò a studiare l'inglese seguendo il metodo Assimil. Il manuale ricorreva a dei tipici inglesi che dialogavano servendosi di brevi frasi ed espressioni idiomatiche inserite in una rete di strutture grammaticali. “Fin dalla terza lezione venivano messi l'uno di fronte all'altro due personaggi: il signore e la signora Smith, una coppia di inglesi. Con mia grande sorpresa, la signora Smith informava il marito che essi avevano molti figli, che abitavano nei dintorni di Londra, che il loro nome era Smith, che avevano una domestica, Mary, pure inglese, che avevano, da vent'anni, certi amici di nome Martin... A questo punto ebbi un'illuminazione. Non si trattava più per me di perfezionare la conoscenza della lingua inglese. La mia ambizione era diventata più grande: comunicare ai miei contemporanei le verità essenziali di cui il manuale di conversazione franco-inglese m'aveva reso cosciente...”.

«Il teatro di Ionesco - spiega la regista - è stato definito ‘teatro dell’assurdo’ con un’etichetta che ha avuto straordinaria fortuna. Personalmente non ho mai trovato in Ionesco nulla di assurdo, se assurdo significa “contrario alla logica del pensiero, ‘inconseguente’ fino ad essere incomprensibile, inattuabile, incredibile...”.  Al contrario, il teatro di Ionesco è perfettamente logico e conseguente. L’apparente insensatezza delle sue commedie e situazioni è solo la maschera dietro la quale si cela una lucida e luminosa analisi della vita umana».

 

Traduzione e regia
Marina Spreafico

Con
Giovanni Calò, Marino Campanaro, Mario Ficarazzo, Paui Galli, Augusta Gori, Claudia Lawrence, Mauro Mazzocchi/Paola Passarello (pianoforte)

Spazio scenico
Massimo Scheurer

Oggetti
Ambra Rinaldo

Sonorizzazione musicale
Walter Prati

Luci
Piera Rossi

Assistente alla regia
Lorena Nocera

Assistenza tecnica
Christian Laface

Il disegno della Cantatrice è di Marco Zanini