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Teatro Arsenale
Centro di iniziative teatrali, scenografiche, musicali e culturali dedicato a Jacques Lecoq
permanenze e volatilità
Come tutti sanno, l’Arsenale è un centro di iniziative teatrali in cui il teatro è inteso come corpo-teatro. Insegnamento, creazioni, spettacoli, performance ed altro di difficile classificazione, tutto ciò che vi avviene, contribuisce ad articolare sempre più un corpo-teatro in divenire. Niente a che vedere con uno schema precotto e sclerotico.
Spesso mi chiedono:
cosa fate quest’anno?
com’è la stagione?
Non so mai cosa rispondere, perché mi sembrano tutte domande nate da un’idea precostituita che non corrisponde alla vivacità, fluidità e sorpresa del reale. Mi sembra che mi si domandi quali sono le varianti in uno schema fisso, intangibile e accettato come tale. Allora mi sembra, paradossalmente, di non fare nulla.
Resto semimuta e mi sento pure un po’ scema. Capisco che sarebbe più opportuno conferire il cervello all’ammasso delle tetragone certezze che vogliono che teatro sia produzione, ospitalità e altre classificazioni di tipo burocratico, ma non ne sono capace. Non mi resta che l’azione, come al solito, non mi resta che, al solito, agire nel senso che mi pare avere senso e constatare se quest’azione trova una risposta nel reale.
Devo dire che la trova. Constato che chi ci frequenta e segue, coglie il pensiero che ci guida e lo condivide. Per questo continuo in un’impresa il più delle volte economicamente semifallimentare e fisicamente stremante.
L’Arsenale rifiuta il concetto di singolo prodotto, non è un supermercato dei fenomeni teatrali dove entrare e prendere guardando l’etichetta. Quello che propone fa parte di un mondo, di un’opera in divenire, è la parte di un tutto in sviluppo, come la vita.
cosa fate quest’anno?
Seguiamo la nostra strada e il nostro pensiero, sviluppiamo qualcosa che ci pare di avere scoperto, forse faremo qualche nuova scoperta, insieme a voi, perché il teatro non è un gesto autistico, non siamo fornitori, voi non siete clienti, anche se tra noi intercorrono spesso rapporti di leggera natura economica.
Permanenze e creazione, punti fissi e volatilità, questi sono i due poli dinamici tra i quali si muove la nostra azione.
Dove comincia l’uno e finisce l’altra?
Non è mio compito né mio destino scrivere analisi e tesi, critiche e commenti.
Agisco nel teatro, così come lo sento, lo percepisco e lo studio costantemente, a modo mio, come la vita mi ha fatto.
Così la cosiddetta stagione, (parola che ormai significa poco ma, come dice Saramago: i linguaggi sono conservatori, si portano sulle spalle gli archivi e aborriscono le attualizzazioni), si articola quest’anno tra punti fissi, le iniziative stabilite, e punti mobili, le iniziative cui diamo vita man mano e che verranno annunciate di volta in volta. Una stagione aperta ma non casuale. Ciò che presentiamo infatti anche ci rappresenta.
ms
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