return_home.gif

La Donna Seduta - in scena dal 8 al 20 marzo 2011


donn_seduta_per_scheda.jpg

 

da Copi

adattamento drammaturgico Claudio Orlandini

con Umberto Banti, Michele Clementelli, Marco Oliva

scene e costumi Anna Bertolotti – aiuto costumista Andrea Luvrano

luci Fausto Bonvini  - trucco Beatrice Cammarata

consulenza musicale Gipo Gurrado

regia di Claudio Orlandini

coproduzione ComTeatro/Teatro Arsenale

La scena è un fumetto.

Un almanacco di figure oscene, bellissime, un precipizio di anime e di affreschi tragicamente umani: "La donna seduta", "Il frigo", "Loretta strong", "La giornata di una sognatrice", "La notte di Madame Lucienne"… Lo spettacolo è un omaggio alle parole di Copi, alle sue immagini così estreme, traslucide e al tempo stesso solenni, rivelatorie, in grado cioè di disegnarci un "teatro realtà" molto più crudo della realtà stessa.

“Fare uno spettacolo partendo da una striscia satirica non è un’impresa facile.
Ho scelto di mettere in scena solo attori uomini: Copi amava travestirsi per giocare la sua condizione eccessiva, teatrale. Copi cita Tennessee Williams, Anton Cechov, Samuel Becket:, autori che amo particolarmente e su cui mi sono formato; Nel montare lo spettacolo non ho dimenticato Aldo Trionfo, Emanuele Luzzati e Tonino Conte, che per primi mi hanno introdotto nel mondo poetico di Copi.
Dunque, non esito: parto dalla striscia satirica per scomodarmi.
La Donnaseduta invita a mettersi scomodi nel teatro, nella vita, nel linguaggio, nelle relazioni.
Provo a stare: nelle sue confusioni, nelle sue contraddizioni, nelle sue pause, fatte per riflettere
sull’ oscenità della condizione umana. La mia Donna seduta sta anche in piedi. Scomoda.
Talvolta, si siede. E osserva la vita. Se la vita è così, dice, non è mica colpa mia… è colpa della vita!
Punto tutto sul ritmo, sul gioco teatrale, anche grottesco; sul linguaggio forte, i colori, le esperienze estreme e l’ironia.
La scena diventa così un racconto a fumetti, un superalbo denso di maschere provenienti da un mondo che pare lontano da noi, ma che in realtà ci riguarda intimamente.”
                                                                                                                             Claudio Orlandini

Lo spettatore osserva, più che una storia, un precipizio di anime e di affreschi umani; i personaggi escono da una storia tragica per tuffarsi nell’orrido e riemergere carichi di santità, di quella castità teatrale che Copi raccontava nelle sue opere così crude, sensuali, erotiche.

Banner sx Banner ctrle Banner dx