Il profeta della montagna - La storia di David Lazzaretti: santo, eretico, sovversivo

di Manfredi Rutelli

David Lazzaretti (Arcidosso GR, 1848-1878) era un Profeta, che comunicava con Dio attraverso visioni di una potenza sconcertante. Nel 1870 creò una comunità cristiana sul Monte Labbro in Toscana, organizzata in senso proto socialista, e cercò tutta la sua vita di portare la sua Parola a Roma per rifondare la Chiesa “che si era fatta bottega”. Scomunicato, condannato come eretico e sovversivo, fu ucciso dalla polizia del neonato stato italiano mentre guidava una processione colorata e festosa per portare a Roma la nuova società santa. Il suo corpo, in formalina, fu portato nel Museo del Lombroso: sezione “Delinquenti Religiosi”. Il popolo ignorante lo fece santo: Santo David, il Cristo Impuro, il Profeta di Arcidosso. Vita, morte e miracoli del profeta David Lazzaretti, in uno spettacolo che mette in scena l’atmosfera semplice e mistica di quelle spigolose genti di montagna che provarono a rivoluzionare la Chiesa  in uno dei momenti cardine della storia d’Italia. L’intenso monologo, ambientato in una spoglia osteria toscana, si concluderà con un inatteso colpo di scena che svelerà l’identità della voce narrante. Commenta il regista Luca Fusi: «È uno spettacolo che nasce da una necessità chiara: far conoscere la storia di David Lazzaretti, perché, come dice il testo: è una storia che se non te la raccontano, non la sai. E invece, di questi tempi, fa bene raccontare la storia di qualcuno che ha creduto fino in fondo in un’idea, in un sogno, delicato e potente, come lo sono quelle poche folgorazioni che veramente contano nella vita di un uomo. Fa bene, soprattutto in questi tempi, dove il frastuono e la volgarità del prêt-à-porter si sta imponendo sul rischiosissimo azzardo del credere nella delicata intuizione creatrice. David Lazzaretti è uno che si lancia nel vuoto, fino a dichiararsi “secondo Figlio di Dio”, fino a creare una delle prime società proto socialiste del mondo, su, sul Monte Amiata, fra contadini e pastori analfabeti. E David paga, paga la sua coerenza, senza sconti, con paura, forse, sicuramente con tanti dubbi. David paga, con la sua vita, la libertà e il diritto di credere in qualcosa di più. Il mondo di David Lazzaretti – l’Amiata di fine ‘800 – è così vicino alla campagna toscana degli anni ’70, nella quale sono cresciuto, da rendere Lazzaretti una figura estremamente familiare per me; lui e i suoi discepoli hanno la faccia e la voce dei contadini con cui ho condiviso l’infanzia. Immaginate dunque la portata della sfida di mettere sulla scena un Gesù Cristo socialista, nato praticamente a casa mia. È una tentazione irresistibile, e infatti non ho resistito. L’incontro con l’autore toscano Manfredi Rutelli è stata l’occasione per dare forma a questa sfida: abbiamo condiviso la smania di confrontarsi con questo mito recente e dimenticato, debordando dai nostri ruoli rispettivi e ritrovandoci ogni volta sulla forza delle motivazioni della nostra scelta. Ciò che ne è uscito è uno spettacolo di narrazione, piuttosto pura, ma con una chiave di volta teatrale che si svela alla fine, e che dà a tutto l’impianto, una connotazione personalissima e una motivazione catartica forte. La mia permanenza in Burkina Faso mi mette in contatto quasi quotidiano con l’antica arte africana del racconto e della narrazione. Evidentemente questa lunga frequentazione ha influenzato la messa in scena dello spettacolo, senza mai però dichiararsi: il riferimento estetico di fondo è e permane quello italiano e toscano».

Regia
Luca Fusi

Con
Luca Fusi

Allestimento
Riccardo Gargiulo

Luci
Piera Rossi

Musiche
Massimiliano Pace