Il denaro

di Marina Spreafico con Pierluigi Salvadeo e AA VV

PASSIONI E DOMANDE

Da tempo lavoro con l’architetto Salvadeo. Ci uniscono alcune passioni e alcune domande. La passione predominante è quella per l’insegnamento. Gli studenti, di architettura e di teatro, costituiscono per noi una ricchezza, un patrimonio e un amore. Tendiamo ambedue a un insegnamento animato dal piacere della scoperta, in cui si viaggia verso l’ignoto con il bagaglio delle permanenze profonde che crediamo essenziali ad ogni reale processo di invenzione. Guidiamo la creatività degli studenti ponendo man mano gli ostacoli necessari, cercando di delimitare le coordinate necessarie per potersi muovere liberamente. Altra passione è quella per l’avventura artistica. Stare nella propria arte e nel proprio mestiere (una volta erano una parola sola) come su una barca nel mare. Tracciare la rotta, prevedere le derive, manovrare, rischiare in mare aperto, scrutare il tempo, prepararsi a burrasche e bonacce, in vista di quell’approdo, di quell’obbiettivo intravisto e sognato, che si rivelerà poi altro una volta raggiunto… Per noi architettura e teatro si sposano in una sorta di strano matrimonio. Forse, da parte mia, perché inizialmente volevo studiare architettura, forse perché vedo per natura a tre dimensioni, anzi a quattro, cosa che mi porta dalle parti dell’architettura, anzi dell’architettura in divenire, perché la componente del tempo che scorre è per me fondamentale. Per il teatro infatti, l’opera compiuta non esiste. Fatto si è che non riesco a vedere senza il luogo in cui si vede. Non ho mai capito cosa voglia dire ‘il non spazio’ ‘il non luogo’… definizioni che mi hanno afflitto per la loro incomprensibilità per tutto lo scorcio del ‘900. Ora, grazie al cielo, non se ne parla più. Vero è che le rappresentazioni teatrali avvengono in un qualche luogo. E qui iniziano le domande che ci poniamo in comune. Oggi non c’è più un luogo deputato per lo spettacolo teatrale. A differenza che in altri periodi, il teatro è alla continua ricerca di spazi che gli appartengano, e viaggia e si presenta nei luoghi più disparati. Non c’è più, in sostanza, un luogo in cui la società si riunisce per raccontarsi e rifondare ogni volta la propria identità. E’ rimasto solo ‘lo spettacolo’, vagante… Si è creata, da una parte, una spirale involutiva che ha fatto dello spettacolo il centro di se stesso, dall’altra parte un espandersi del big show, che tende in ultima analisi a coincidere con la vita stessa. Mancanza di luoghi… Sia Pierluigi Salvadeo che io stessa cerchiamo di ridefinire un luogo sociale per il teatro. E lo cerchiamo attraverso il ridisegnare gli spazi piuttosto che nella scenografia intesa come decoro della rappresentazione, individuando nella nuova scenografia mobile e spaziale dei cosiddetti allestimenti una possibile via. Cerchiamo di rifondare dei luoghi di appartenenza dove i cittadini si sentano a proprio agio, ‘ambientati’ – se così si può dire -  e che siano luoghi che necessitino, per risultare vivi, della rappresentazione intesa appunto come deposito artistico di identità, come sociale veritiero bisogno d’arte.

UNO SPAZIO PER IL TEATRO

Difficile definire quale sia lo spazio necessario per il teatro di oggi, poiché il teatro contemporaneo non ha né forma né canoni, né convenzioni condivise. Oggi piuttosto l’ideazione degli spettacoli dipende dallo spazio in cui verranno rappresentati. Ma forse è più giusto porsi questa domanda: qual è il luogo in cui le persone si ritrovano sentendosi a proprio agio, sentendosi in società, senza formalismi ingessanti, e che sia nel contempo atto ad una rappresentazione condivisa? Una delle risposte possibili è: un moderno spazio disarticolato, con un certo sapore ‘industriale’… uno spazio che non costringa fisicamente… uno spazio policentrico… Sia per verificare questa intuizione, sia per venire incontro al desiderio del medesimo Politecnico che desidera far vivere alla città il suo Spazio Patio, viene ideato e realizzato un particolare progetto architettonico-teatrale dal titolo: IL DENARO.

PARTENZA

Siamo partiti da un’esigenza molto sentita dagli studenti di architettura e di teatro e da noi stessi docenti: uscire dal proprio territorio ed ambito di studio affrontando insieme delle situazioni concrete. Per gli studenti di Architettura si tratterà di passare dalla fase di progetto alla fase di realizzazione di un progetto, dalla libertà teorica alla realtà pratica, confrontarsi con una commissione a tema, verificare la possibilità che il proprio progetto risponda alle innumerevoli esigenze legate allo spettacolo e alla performance in generale. Gli studenti di teatro si troveranno a interagire con spazi anomali, per i quali creare pezzi di teatro originali, e imparare a gestire il rapporto con gli scenografi e gli allestitori nel rispetto delle reciproche esigenze e creatività. Queste esperienze, fondamentali per operatori che dovranno poi lavorare sempre insieme, non sono mai fattibili in ambito scolastico. Un attore, un regista, un operatore dello spettacolo non ha normalmente nelle sue scuole la possibilità di affrontare l’esperienza viva di un rapporto creativo con chi allestirà gli spazi del suo lavoro e uno studente di scenografia non avrà mai, in ambito universitario, un rapporto vivo e concreto con un teatro. Ecco allora che Scuola di Teatro ‘Arsenale’ e Corso di Scenografia del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura, hanno deciso di dar vita a questo progetto didattico.

IL DENARO

Come mettere insieme 41 laureandi in Architettura, 28 diplomandi in teatro e lo Spazio Patio? Come conciliare tempi didattici differenti? Quale commissione individuare che dia i giusti stimoli? da una parte: ‘fate quello che volete’ è indubbiamente la peggior commissione possibile, dall’altra è necessario definire le coordinate che diano agli studenti libertà creativa. E poi bisogna considerare i limiti pratici, di tempo, di realizzazione, di prove, di budget… Optiamo per alcune coordinate che ci sembrano le migliori. Gli studenti si divideranno in gruppi di lavoro. Ogni gruppo di architetti progetterà un proprio spazio scenografico, scegliendo una porzione dello Spazio Patio in cui realizzarlo. I teatranti dovranno ideare e realizzare altrettanti shorts teatrali per gli spazi progettati. Lo Spazio Patio dovrà essere agito in toto. I materiali a disposizione  degli studenti architetti saranno semplici, economici e duttili: elastici, cartoni e tnt. Gli shorts teatrali dovranno durare al massimo 10 minuti ed essere delle creazioni originali. Un tema generale sarà ispiratore per tutti, il Denaro. E’ interessante notare che ciò è stato proposto e condiviso prima della crisi economica e prima che il denaro diventasse l’argomento centrale della società e dei suoi mass media. Come spesso avviene, è proprio nelle scuole e tra i giovani che si intuisce l’avvenire. Alla fine lo Spazio Patio è risultato popolato da 15 stazioni scenografico-teatrali ed il pubblico guidato in percorso che le legava in sequenza. Più di 500 persone sono convenute alla performance.

LE 15 STAZIONI ARCHITETTONICO-TEATRALI

Verranno di seguito brevemente descritte le 15 stazioni scenografiche con il nome che sono venute assumendo.
Partiamo dall’ingresso
Lo Spazio dell’entrata, connota in modo inusuale il frequentatissimo percorso di accesso alla Facoltà, segnalando che oggi non è un solito giorno… La balconata che costeggia dall’alto lo Spazio Patio e che bisogna percorrere per scendervi è interrotta da una porta, detta Antispazio. Segna l’inizio del nostro percorso, e lì si incontra la prima guida, il cui braccio lungo e mostruoso, sbucando tra gli elastici che formano la porta, chiama il pubblico. Sull’angolo che porta alla scala troviamo lo Spazio dell’evoluzione. Costruito con i canoni della sezione aurea, rinchiude due portiere dell’avvenire, che senza troppo interesse per chi passa, ripetono all’infinito un breve e sempre uguale dialogo ambientato in un pornoshop. Si scende la scala ed ecco che questa diventa la platea ai piedi della quale troviamo lo Spazio definito, una specie di doppio muro le cui pareti, collegate da dei tubi, permettono di mettere in comunicazione con il retro. Davanti a questo muro, una coppia di attori canta e balla un elogio del denaro, fino a che la donna medesima sarà messa in vendita. Siamo entrati ora nello Spazio Patio vero e proprio, ed anche al centro dell’avvenimento. In una serie di cubi, uno dentro nell’altro, organizzati come una matrioska, lo Spazio invisibile, scopriamo tre eroine del passato e il loro dramma. Scomparsi i cubi verso l’alto, si rivela lo Spazio del sogno, trasparente, colorato, evocativo di un mondo irreale, in cui assisteremo ad una comica rapina in banca. Proseguiamo ora, condotti da una nuova guida, verso il lato dello Spazio Patio che più ci ricorda che siamo in un interno-esterno. Costeggiamo le piante e ci troviamo di fronte lo Spazio del futuro, un cubo trasparente trafitto da pali di legno movibili. E’ la casa di una famiglia di acrobati che vi si rifugeranno, ibernati, alla fine del loro ultimo grande numero acrobatico, raccolti gli ultimi denari, in attesa della prossima scrittura. Torniamo ora nel centro dello Spazio Patio, per non lasciarlo più. La nostra guida ci porta davanti ad un luogo leggermente sopraelevato, connotato da un sipario, o meglio un fondale, mobile e brillante, lo Spazio infinito. Un gruppo di apprendisti ballerini da lì sbucati porterà a termine un numero di danza acrobatica nonostante che una loro compagna, colpita accidentalmente durante la performance, sia svenuta e non si riprenderà fino alla fine. Di fianco c’è una colonna strutturale allo Spazio Patio, la cui base è più bassa del suolo calpestabile. Trasformato il luogo, rigido per natura, in Spazio liquido, grazie ad un sapiente uso di tnt, un intermezzo visuale trasformerà il luogo in un sogno. Alla nostra sinistra sono  già predisposti due differenti luoghi. Lo Spazio della disperazione, una casa misteriosa, dove abitano un clown e la sua fidanzata e davanti alla quale effettuano i loro numeri chiedendo poi un aiuto ai passanti, e lo Spazio buio, pendant della casa precedente. Sempre nelle vicinanze lo Spazio del mistero allude ad una città labirintica,   dove, intravvisto, abita un barbone dall’animo poetico. Stiamo avvicinandoci alla fine del percorso. Il pubblico ha trovato posto sulle gradinate dello Spazio Patio. Calano dalla balconata dell’ingresso lunghe strisce di tnt che trasformano il luogo sotto i nostri occhi, lo Spazio dell’impossibile. Avanzano faticosamente, facendosi largo tra vento e nebbia, un gruppo di cantanti spersi nelle intemperie, che ci intratterranno colla loro ultima canzone prima di finire congelati. 14,15- Ecco che avanza uno strano funerale, colorato e molto sonoro, mentre sullo sfondo, sotto le scale, si intravvede il penultimo degli spazi ideati, lo Spazio dell’equilibrio e del disequilibrio. Terminato questo numero entrano correndo tre terroristi, mentre nel centro dello Spazio Patio vengono collocati tre grandi parallelepipedi neri, lo Spazio della deflagrazione. I tre terroristi - sono architetti - accendono le micce. Il fuoco corre lungo il filo e scoppiano i petardi. Fumo ovunque. I tre parallelepipedi esplodono, rivelando un interno colorato e allegro. Esplodendo rivelano il loro contenuto, tutti gli attori, che cantano ora l’ultima canzone.

Enti promotori
Politecnico di Milano e Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano, corso di Scenografia, prof. Pierluigi Salvadeo, con la collaborazione di Davide Fabio Colaci, Paola Ostellino, Gianluca Zecca

Teatro Arsenale, Scuola di Teatro Arsenale

Ha contribuito all’iniziativa
La Fondazione Banca del Monte di Lombardia

 

 

 

 

 

 

ideazione 
Marina Spreafico e Pierluigi Salvadeo

regia 
Marina Spreafico

con Arsenale-lab 2007
Gianpaolo Albasini, Anna Ave, Miriam Baroncelli, Giulia Bellani, Emanuele Boellis, Barbara Bovoli, Manuela Castelli, Gaelle De Rauglaudre, Julia Filippo, Maria Cristina Geninazzi, Desy Gialuz, Rossana Maiello, Maria Grazia Manzotti, Serena Marrone, Lorenzo Menicucci, Jessica Moia, Lisa Moras, Aldo Mori Matos, Marco Pezza, Francesco Maria Rovere, Giulia Scudeletti, Patricia Helena Soso, Davide Jacopo Tosetto, Alexandre Vella, Tommaso Vittozzi, Irene Laura Zucchinelli

scenografie di 
Elisa Amadei, Vanessa Asioli, Ali Aslankan, Vittorio Attili, Oihana Ventosa Barron, Juana Bernardo, Ronnie Bertocchi, Chiara Candita, Stefania Cappuccino, Alessandra Castelbarco, Fabrizio Cislaghi, Cristina Colonetti, Elisa Conti, Barbara Corbella, Alessandra Del Torchio, Marco Di Nallo, Giulia Fabiani, Susanna Facchinetti, Marina Florezi Marinelli, Ana Emìlia Gil Boschiero, Laura Giuranna, Mariagrazia Grasso, Elena Lopez Roldan, Edoardo Manara, Federico Mandelli, Francesco Maracimioni, Stefano Marruso, Laura Gea Martinez, Matteo Micheli, Claudio Maria Moretti, Chiara Oldoni, Larissa Oliveira, Eirene Papadi Mi Triv, Federica Rovellini, Rachele Ruta, Sara Sacco, Daniela Savioni, Cinzia Tamassia, Rocco Tironi, Tommaso Jacopo Valsecchi, Nissan Zax

Luci 
Fulvio Michelazzi