Invito a Teatro

Arsenale 40 anni

Il numero 39 ha un suono magico: trilla come un campanello di ottone. E così mi sono svegliata... da un lungo sonno o sogno, durato quasi 40 anni. Che cosa è successo? Dove sono? Riaddormentarsi? Il numero 39 è dinamico, dunque partiamo di qui per arrivare in movimento al 40° anno.

Si può descrivere il lungo sogno che è stato finora l'Arsenale in molti modi. Si potrebbero riesumare alcuni avvenimenti forti del passato, si potrebbe fare un percorso della memoria, si potrebbe inventare un evento spot, ci si potrebbe autocelebrare in una specie di funerale ante litteram...

Ma, poco dopo il suono del campanello, arriva un'immagine: un albero la cui chioma si apre a ombrello, dall'ampio tronco, dalle profonde radici. In altre parole:

L'Arsenale è un mondo tutto dedicato all'arte teatrale nelle sue varie declinazioni. Insegnamento,spettacoli, teatro e architettura, teatro e musica, performance, produzioni autonome e commissioni, libri e altre forme si alternano in un continuo flusso di scoperta e approfondimento dell'arte del teatro e delle sue derive.

L'Arsenale è un luogo proteiforme e multidisciplinare, a dimostrazione che l'arte del teatro e le sue declinazioni non sono catalogabili né distinguibili in discipline diverse.

Per questo l'Arsenale è prima di tutto una scuola in senso esteso, intesa come ‘insieme di aderenti a un comune indirizzo artistico, filosofico, scientifico' e, in senso figurato: ‘esperienza efficace ai fini dell'apprendimento, della formazione e dell'esperienza personale' (Devoto-Oli).L'Arsenale ha come riferimento profondo l'insegnamento di Jacques Lecoq, il grande maestro francese che ha indicato l'Italia e l'esperienza italiana come una delle basi della sua scuola e che ha seguito e sostenuto sin dall'inizio l'avventura dell'Arsenale.

All'Arsenale quindi si creano e rappresentano spettacoli e performance, avvengono manifestazioni legate all'arte del teatro e dell'allestimento, si svolgono attività didattiche e di ricerca. L'Arsenale inoltre collabora da tempo con più case editrici su progetti editoriali che riguardano il teatro e lo spettacolo e il suo movimento verso altre arti e discipline.

L'Arsenale è una realtà in continuo divenire, fluida, difficilmente riconducibile a schemi precostituiti. Cercherò quindi di fornire una legenda il più vicino possibile al mutevole scorrere dei fatti.

La multidisciplinare attività è suddivisibile in macro-categorie e il programma per i nostri 40 anni, mantenendo la memoria di quanto fatto, propone nuove iniziative per ognuna delle categorie, proprio per significare che la tradizione si accompagna all'innovazione.

Le macro-categorie portanti di questa lunga attività di studio, ricerca e sperimentazione sono le seguenti:

  • Arsenale Scuola Teatro
    con la Scuola Teatro Arsenale di Marina Spreafico e Kuniaki Ida, nata nel 1978.
  • Arsenale Teatro
    comprende gli spettacoli teatrali della compagnia Teatro Arsenale, di Arsenale-lab (luogo di passaggio tra studio e professione), le performance e gli spettacoli ospitati.
  • Arsenale Architettura, Musica, Libri
    • Arsenale Architettura
      Questo settore, nato circa dieci anni fa dalla collaborazione con il Corso di Scenografia e Spazi della Rappresentazione della Scuola di Architettura, Urbanistica, Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano, si è poi allargato collaborando con la Facoltà di Architettura dell'Università di Catania. Ha sviluppato nel corso degli anni workshop e programmi di ricerca interdisciplinari, performance e varie pubblicazioni.
    • Arsenale Musica
      Le creazioni di musica-teatro risalgono alle origini dell'Arsenale quando la giovane compagnia fu chiamata dal Teatro La Fenice di Venezia per realizzare innovativi spettacoli di teatro musicale. L'esperienza è poi continuata per molti anni al Festival Opera Barga, a Palermo con l'Associazione per la musica antica Antonio Il Verso, all'Autunno Musicale a Como e in altri festival, sempre con originali creazioni di teatro e musica. Recentemente la nostra concentrazione è andata verso spettacoli di ricerca dedicati alla musica barocca e alla musica elettronica. Quest'ultima ha preso grande importanza con la residenza di MMT creative lab.
    • Arsenale Libri
      La più recente creatura è la collana Arsenale-Lemma Press, diretta da Federica Locatelli e Marina Spreafico, dedicata alla traduzione di opere del panorama letterario mondiale verificate nella realizzazione teatrale. La Collana Arsenale si vuole come un invito a dar nuova linfa alla parola teatrale, a vederla vivere e ad ascoltarla in azione. L'Arsenale è inoltre presente in varie pubblicazioni effettuate con il Politecnico di Milano, con Lettera Ventidue, con SMOwnPublishing e altre case editrici. Marina Spreafico ha curato la nuova edizione de Il corpo poetico di Jacques Lecoq per i tipi di Controfibra. Dette pubblicazioni ampliano il punto di vista sull'attività dell'Arsenale e sono coniugate a spettacoli, a workshop scenografici, ad allestimenti innovativi.
  • Arsenale Varia
    comprende altre attività, a titolo gratuito. Tra queste segnaliamo la recente Un'ora con, incontri aperti dedicati ad un autore, con l'intervento di esperti, docenti, artisti. Gli incontri avvengono in occasione di spettacoli o di nuove edizioni. Hanno il fine di fornire al pubblico, che lo desidera, qualche chiave per aprire la porta di un'arte che non è solo un prodotto di consumo come un altro bensì il fondamento della comunicazione.
  • Arsenale Spazio
    comprende altre iniziative ospitate che mettono in valore la duttilità dello spazio dell'Arsenale.

Queste macro-categorie non sono rigidamente separate. Molte sono le valenze che le rendono interattive e interagenti. L'Arsenale ribadisce così la sua vocazione di luogo aperto alla città, di luogo di studio, di esplorazione e approfondimento di una delle maggiori arti, il teatro, senza rincorrere mode passeggere o schemi da ripetere.

Ora qualche considerazione personale.

Ricapitolando nomi e numeri di questi 40 anni mi rendo conto di alcune costanti: l'importanza del rapporto con le nuove generazioni mantenuto vivo nella scuola e negli spettacoli nei quali abbiamo sempre privilegiato un mix di età e di esperienza, a immagine della vita; il dialogo costante tra permanenze e volatilità; le scelte teatrali trasversali in cui prosa, musica, poesia e spazio si intersecano; la ricerca di altre forme; la presenza di persone che hanno un pensiero multiplo sul teatro: sono autori, attori, registi, musicisti, design, altro? Spesso è impossibile distinguere. L'Arsenale è dunque un luogo e un insieme di persone proteiformi, a dimostrazione che l'arte del teatro e le sue multiple declinazioni non sono catalogabili né distinguibili in discipline diverse, come vorrebbero molte scuole o tentativi del pensiero organizzativo. L'atto creativo è per sua natura all'origine della forma che prenderà, e le forme, una volta catalogate, sono già a rischio di morte. Per questo l'Arsenale è prima di tutto una scuola.

Ho sempre rifiutato il ruolo di spettacolificio. Ovviamente non ho nulla contro lo spettacolo, che adoro e nel cui processo creativo nuoto come un pesce nell'acqua, ma non amo il meccanismo che vi si accompagna, quella specie di coazione a ripetere che si può riassumere nella seguente domanda: cosa state preparando adesso? o, familiarmente, che cosa bolle in pentola? Allora mi sento come uno scaffale del supermarket che deve continuamente rinnovare l'offerta di prodotti, mentre l'atto creativo, frutto di studio e immaginazione, è maggiormente anarchico anche se di certo non nego il ruolo fondamentale della commissione. Ma bisogna fare i dovuti distinguo. Che cosa bolle in pentola? Molto, anche troppo, perché la fantasia è un motore difficile da fermare, ma dal dire al fare… ci sono di mezzo parecchi aspetti concreti, denaro, pubbliche relazioni, bandi, formulari, leggi e regolamenti. Per quanto ho potuto constatare lavorando con tante e tante persone non è il talento che manca, mancano le condizioni sociali perché questo possa trovare delle vie di attuazione. È un vero spreco.

Sì, nell'ottobre del 2018 l'Arsenale compie 40 anni. Sono molto fiera e contenta che si sia potuti arrivare fin qui, nonostante i non pochi ostacoli di cui è stato disseminato il nostro percorso,evitando scogli e secche, spesso nel buio della notte; e non ringrazierò mai abbastanza le persone che in tutti questi anni ci hanno seguito, stimato e aiutato in diversi ma importantissimi modi.

Ho però anche alcuni rimpianti: non sono riuscita a realizzare tutto quanto desideravo ma soprattutto mi addolora il fatto di non aver potuto valorizzare e compensare adeguatamente le molte e molte persone di qualità e talento che ho incontrato nel nostro cammino e che hanno lavorato al progetto comune con amore e dedizione.

Da ultimo il pensiero va all'aspetto più importante, ai numerosi studenti della scuola, un capitale umano che è l'anima profonda dell'Arsenale, alla loro passione, al loro talento, alla loro serietà, alla loro giovane professionalità, al loro impegno e soprattutto alla loro fantasia. Senza di loro nulla sarebbe avvenuto.

Senza mai scordare il nostro comune grande maestro, Jacques Lecoq, l'esploratore dei teatri a venire, ancorato nelle permanenze fluttuanti, nel cui pensiero e nella cui intuizione tutti noi del teatro del mondo – consapevoli o inconsapevoli – ancora navighiamo.

Infine: per i nostri 40 anni presenteremo qualche iniziativa al mese, nuove punte emergenti dell'iceberg, mentre il grande corpo sottomarino affonda nel lavoro del passato.

Marina Spreafico

 

40 anni fa, a Milano, girava un’aria di tempesta rivoluzionaria. È in quest’atmosfera che ho visto l’Arsenale per la prima volta. La mia prima impressione è stata: “Che bello spazio!”. Da quella prima emozione in poi sono passati 40 anni. Ricordo un giorno in cui ho dipinto di blu i muri dell’Arsenale in occasione di uno spettacolo. Ricordo che allora c’erano pochi riflettori, sono salito e sceso dalla scala per 24 ore. Le prove finivano al mattino presto, quando davanti al teatro passava il primo tram. C’era amore, c’erano battaglie, c’era passione. Questo spazio dell’Arsenale è lo spazio della mia primavera. Per la mia sensibilità l’Arsenale è lo spazio più importante di Milano. Qui ho visto passare tanti artisti, Jacques Lecoq, Dario Fo, Cathy Berberian, Kantor, Jerzy Grotowski, RyszardCieślak, StanisławŚcierski,BolekPolivka, Carlo Cecchi, Mario Gonzalez, Donato Sartori, Antonio Capelo,Toni Bertorelli…, amici, poeti, musicisti, architetti, teatranti. Troppi per poterli citare tutti. E – più importante di tutto – ho visto passare tanti studentiche hanno frequentato la scuola, più di mille. L’Arsenale di via Correnti è per me una finestra sul mondo, è amore, è tutta la mia vita. Questo piccolo spazio ha incrociato la mia esistenza, perché? Fino a quando potrò ancora andare in avanti? La prossima festa spero sia per i 50 anni, mezzo secolo!

Kuniaki Ida

 

Ho sempre pensato che fare teatro significasse fare domande. Fare domande a un testo, e quindi al suo autore, fare domande agli attori, fare domande ai tecnici e a tutte le persone che concorrono a dare vita a un evento teatrale. Più appropriatamente  sono poste le domande, più interessante, profondo e produttivo sarà il dialogo. Certo, ci sono, per esempio, autori particolarmente magnanimi, che rispondono comunque, anche se le domande che vengono poste dal regista sono ingenue o persino sciocche. Shakespeare, a mio parere, è uno di questi. Ebbene, la regia fa domande anche al luogo in cui la rappresentazione prende vita. Mi è capitato spesso di osservare come differenti registi abbiano interrogato in modi diversi lo spazio dell’Arsenale e come questo abbia risposto. La mia impressione è che l’Arsenale non sia uno spazio “magnanimo” ma sia in compenso molto propositivo nel dialogo con la regia. Non è un luogo compiacente, non risponde bene se le domande sono troppo banali o se gli viene richiesto di fare la parte dello spazio scenico tradizionale, cosiddetto all’italiana. Però, se il regista sa porre bene le sue domande all’Arsenale, ecco che esso risponde e risplende, mette in atto la propria creatività autonoma, aggiunge senso e profondità allo spettacolo. Negli anni ho potuto assistere a  molti diversi dialoghi regia/spazio  all’interno dei muri dell’Arsenale, alcuni più proficui altri meno, ma è sempre un piacere vedere come questo luogo sia così vivo e vitale. È stato un teatro per 40 anni e si vede che gli ha fatto bene!

Valentina Colorni